Veterani israeliani parlano del servizio militare

Nostra traduzione da Ma’an News Agency 
Nel link l’articolo originale con i video delle interviste
Soldati israeliani scortano dei coloni nella città di Hebron, in West Bank (MaanImages/Eleonora Vio, File)

Betlemme (Ma’an) – Un gruppo di veterani israeliani che hanno prestato il servizio militare in West Bank e nella Striscia di Gaza hanno parlato apertamente di fronte alle telecamere della loro esperienza nell’esercito.

L’organizzazione israeliana “Breaking the Silence” ha raccolto le testimonianze di 800 veterani assegnati alla West Bank e a Gaza, rendendo pubblici i filmati di sei ex soldati che descrivevano la loro esperienza.

Durante la seconda intifada Amit ha prestato servizio a Ramallah, Hebron e nella West Bank settentrionale. Racconta di un episodio in cui un comandante israeliano ha colpito con il fucile la mascella di un palestinese durante un momenti di tensione ad un posto di blocco vicino Gerusalemme.

“A parte il fatto che il ragazzo è cascato a terra sanguinando e strillando per il dolore, ovviamente tutti gli altri palestinesi si sono arrabbiati ancora di più. C’è voluto parecchio per riprendere il controllo della situazione e, ovviamente, abbiamo dovuto tenere un atteggiamento più aggressivo, caricando le armi e roba del genere.”

Amit dice che aver visto in prima persona ciò che succede in West Bank ha completamente distrutto la sua visione del mondo.

“Ero sicuro che fossimo i capri espiatori, i miserabili che sarebbero stati uccisi. Ho visto che invece, la maggior parte delle volte, era l’opposto.
Mi sono visto rincorrere la gente, mi sono visto puntare una pistola ad una bambina di 3 anni, ho visto me ed i miei amici ammanettare, controllare, trattenere, interrogare ed arrestare la gente. Nella maggior parte dei casi senza motivo.” 
Yehuda Shaul, uno dei fondatori di Breaking the Silence, dice di aver fatto tutto ciò che era richiesto per essere un combattente – e poi un comandante – dell’esercito israeliano.

“Se la missione è di tenere i bambini fuori dalla scuola, allora i bambini non andranno a scuola. Se la missione è di disperdere un funerale che viola il coprifuoco, allora la famiglia…non terminerà di seppelire il proprio parente morto. Lascerà lì il cadavere e se ne andrà. E se non lo fanno, bisogna lanciare granate stordenti e gas lacrimogeno. Puoi immaginare una famiglia israeliana ad un funerale con la polizia che arriva e la carica? “

Yehuda dice di parlare del proprio servizio militare perchè “se non ne parliamo noi… nessuno saprà cosa sta succedendo lì.”

Una parte che non dimenticherà mai del proprio servizio di leva fu guardare i palestinesi venire picchiati dai coloni di Hebron, mentre aveva l’ordine di non intervenire.

Un altro soldato, Sagi, anche lui ad Hebron, ricorda una processione di bambini israeliani che bruciavano l’effige di un membro di Peace Now, un’organizzazione contro le colonie.

“Ho capito che tutto ciò che pensavo (che ci sono dei confini, che tutto sommato eravamo dalla stessa parte) non era più valido dal mio punto di vista. […]” 

Sagi dice che la gente preferisce non ascoltare la sua esperienza nell’esercito, mentre quelli che gli danno retta pensano che il suo sia un caso isolato, e forse pure che era “un soldato che ha violato gli ordini” e che dovrebbe essere messo sotto processo.

[…]

‘Ogni giorno roviniamo le vite della gente’

Yael ha prestato servizio a Gaza come esploratrice, con il compito di monitorare il sistema di telecamere di sicurezza sul confine.

“Siamo indottrinati nel vedere qualcosa di sospetto in ogni cosa. Guardo il monitor e non vedo un asino, un cane o un carretto, ma vedo un veicolo che può portare una carica esplosiva, un veicolo che può trasportare armi..è sempre sospetto. Non si pensa mai alla vita quotidiana, non c’è mai qualcuno che sta buttando l’immondizia, è qualcuno con dell’esplosivo.”

Ricorda di aver visto un anziano pastore, “un nonnino, un uomo davvero vecchio con le sue pecore” troppo vicino alla recinzione. Fece rapporto ai guastatori: “Ero condizionata nel vedere i pastori e le greggi di pecore come spie.”

Le truppe israeliane spararono in aria spaventando le pecore, ma il pastore rimase lì. Allora i soldati spararono per terra, vicino le pecore che “erano di nuovo spaventate, ma il pastore era determinato a rimanere. Non voleva andarsene, voleva stare lì”.

Il soldato sparò ad una pecora, “(il pastore) andò da lei e provò a raccoglierla, era piena di sangue e lui ha tentato di prenderla e portarla via, mentre loro continuavano a sparare. Non era morta ma il pastore fu costretto a lasciarla e ad andarsene affinchè i soldati non sparassero a lui e al resto del gregge. Alla fine se ne andò e la pecora rimase lì finchè non morì.”

“Visto dalla nostra parte era come un videogame, così distante dalla realtà.[…] (Per i palestinesi) era l’esatto opposto… gente che semplicemente arrivava e sparava ai tuoi animali, ai tuoi mezzi di sussistenza. […] Ogni giorno roviniamo le vite della gente.”

Yael ha detto di star rilasciando questa testimonianza perchè ha pensato che “la gente dovrebbe sapere che cosa sta succedendo. Non è vero che le Forze di Difesa Israeliane [il nome dell’esercito NdT] ci stanno difendendo da orribili terroristi che vogliono distruggere il popolo ebraico. Sono persone che vivono quì e che hanno vissuto quì quando noi ancora non c’eravamo, e stanno provando a viverci mentre noi siamo i più forti. E noi usiamo tutta la nostra forza senza alcun problema. Credo che la gente debba saperlo.”

In un altra testimonianza un soldato descrive un episodio in cui un gruppo di soldati, tra cui il comandante del battaglione, aggredì un palestinese in stato di fermo.

Un soldato di un’unità di elite ricorda un ufficiale che venne ridicolizzato per non aver eseguito l’ordine di sparare ad un palestinese vecchio e malato che era tornato a casa a prendere le sue medicine durante una retata.

Tutte le testimonianze complete si possono vedere su www.discovertheterritories.com
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