Israele utilizza l’indagine sull’omicidio di Jenin come pretesto per fermare e tormentare lo staf del Freedom Theatre

Nostra traduzione da Electronic Intifada
di Jillian Kestler-D’Amours* 
Dall’omicidio di Juliano Mer-Khamis, l’esercito israeliano continua a tormentare ed arrestare i membri e lo staff del Freedom Theatre. (Wagdi Eshtayah / APA images)

La figlia di Micaela Miranda, 2 anni, sta avendo gli incubi, due settimane dopo che suo padre è stato portato via dall’esercito israeliano nel bel mezzo della notte.

Ha visto suo padre venir portato via” dice Miranda “È molto difficile. È la seconda volta che lo rapiscono.

Il marito di Miranda, Nabil al-Raee, è il direttore artistico del famoso Freedom Theater, situato nel campo profughi di Jenin, nella West Bank settentrionale. Un gruppo di soldati israeliani armati lo ha arrestato a casa sua la mattina del 6 giugno.

Ad al-Raee, attualmente trattenuto nella prigione di Jalameh, nel nord di Israele, è stato negato il colloquio con un avvocato e con la sua famiglia. Secondo Miranda il suo arresto e la detenzione sembrano legati alle indagini sull’omicidio di Juliano Mer-Khamis, uno dei fondatori del Freedom Theatre ucciso nel 2011.

Per noi tutto questo è inaccettabile, perchè siamo già stati interrogati. Siamo andati di nostra iniziativa a parlare con la polizia. Non hanno alcuna prova, per cui si limitano a tenerlo in prigione.” Ha detto Miranda.

La vedo come una vessazione. Non so perchè le autorità israeliane lo stiano facendo: hanno avuto informazioni sbagliate dall’Autorità Palestinese? Oppure lo stanno facendo per motivi diversi? Per dare fastidio al teatro, per chiuderlo o per vedere qual’è la reazione della gente mentre Nabil è agli arresti?

Un atto concepito per intimidire

Al-Raee è l’ultimo di una sfilza di persone legate al Freedom Theatre – tra cui un giovane attore protagonista ed un membro del consiglio d’amministrazione – che è stato arrestato nel corso di quest’anno. Inoltre l’esercito israeliano, durante i raid notturni nel campo, ha distrutto le finestre e la strumentazione tecnica del teatro, ha sparato con munizioni vere ed ha intimidito e svaligiato le abitazioni dei suoi dipendenti.

Mer-Khamis, un famoso attore e regista, era un cittadino israeliano figlio di un palestinese e di una ebrea israeliana. È stato ucciso di fronte al teatro nell’Aprile 2011. Le autorità israeliane continuano a dire che gli arresti sono legate alle indagini sul suo omicidio. Ma la maggior parte delle persone vicine alle attività del teatro non ne sono convinte.

Ormai questo tipo di rapimenti e di attacchi al Freedom Theatre sono avvenuti talmente tante volte che non possiamo credere che siano parte di un’indagine sull’omicidio di Juliano, o almeno non tutti. Allo stato attuale potrebbe essere un modo escogitato dall’esercito per intimorirci ed interrompere le nostre attività.” Ha spiegato Jonatan Stanczak, il direttore.

Stanczak ha aggiunto che gli arresti condotti nel bel mezzo della notte non sono necessari, visto che lo staff del teatro ha cooperato con le autorità israeliane per quanto riguarda la morte di Juliano.

“Stiamo chiedendo a tutte le persone di buona volontà in tutto il mondo di parlare con i rappresentanti di Israele delle loro zone per sapere quali siano i motivi di un’operazione militare su larga scala per rapire il direttore artistico del Freedom Theatre, e perchè non si è preferito agire con una semplice telefonata.

Il campo profughi di Jenin è una zona larga 0,42 kilometri quadrati nel nord della West Bank occupata, ed ospita all’incirca 16,000 profughi palestinesi registrati, più della metà dei quali ha meno di 24 anni.

Oggi chi governa il campo è l’Autorità Palestinese, che subito dopo l’omicidio di Mer-Khamis ha aperto un’indagine. Anche gli israeliani hanno subito aperto un’indagine separata condotta dall’esercito, la polizia e l’agenzia di sicurezza interna Shabak, meglio noto come lo Shin Bet (l’acronimo in ebraico).

Ancora nessuno è stato accusato.

Costruire una campagna di pressione internazionale

Il 13 giugno 50 parlamentari europei hanno inviato un lettera a Catherine Ashton, il capo della politica estera dell’Unione, chiedendo il rilascio di al-Raee. Il testo è stato pubblicato sul sito del Freedom Theatre.

Crediamo che sia un compito della comunità internazionale, e ancor di più dell’Unione Europea, di chiedere ai capi dello Stato di Israele di rispettare il diritto internazionale e di terminare le ondate di carcerazioni repressive e brutali, contrarie alle disposizioni della Quarta Convenzione di Ginevra” recita la lettera.

Inoltre l’UE dovrebbe appoggiare il lavoro culturale svolto che aiuta ad instaurare un clima di comprensione. Data l’urgenza della situazione gradiremmo una sua risposta per salvaguardare e proteggere la vita di Nabil al-Raee.

In Europa e in Nord America stanno circolando delle petizioni per chiedere il rilascio di al-Raee, ed il Freedom Thatre ha incoraggiato le persone ad appellarsi direttamente ai politici israeliani e al District Coordination Office dell’esercito.

Non perdere la speranza

La prossima udienza per l’arresto e la detenzione di Nabil al-Raee è in programma per il 19 giugno presso il centro di detenzione israeliano di Salem, vicino Jenin. Secondo Micaela Miranda l’ANP dovrebbe essere ritenuta responsabile per il destino di suo marito.

Gli israeliani e l’ANP cooperano. Noi non sappiamo nemmeno se questo arresto ha avuto origine da informazioni sbagliate provenienti dall’ANP […].” Ha detto ad Electronic Intifada, aggiungendo che l’esercito entra a Jenin almeno tre volte a settimana per compiere degli arresti. “Quando vediamo che la polizia palestinese non è per le strade, sappiamo tutti che stanno nelle caserme e che verrà l’esercito [israeliano]. Per noi è chiaro che l’ANP non è qui per proteggere i palestinesi.” 

Malgrado ciò, Miranda dice di continuare a sperare che suo marito venga rilasciato presto.

Possiamo fare poco perchè il sistema legale ed il diritto israeliano sono costruiti in modo molto astuto, per questo ci sentiamo impotenti. Dobbiamo solo accettarlo così com’è e vedere come procede. Stiamo continuando a sperare che Nabil possa tornare a casa.

* Jillian Kestler-D’Amours è una giornalista ed una regista di documentari che vive a Gerusalemme. Le sue opere si possono reperire al sito internet http://jkdamours.com .

 

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